Tributo a Samuel Paty

Noi, genitori degli studenti del liceo francese di Torino, denunciamo l’atto barbaro di un fanatico che ha tolto la vita da un insegnante. Sosteniamo la nostra istituzione che trasmette i valori della laicità e della libertà di espressione. Siamo uniti agli insegnanti che soffrono.

Lettera ai Maestri (Jean Jaurès, 1888)

Tieni nelle tue mani l’intelligenza e l’anima dei bambini; sei responsabile della patria. I bambini a voi affidati non dovranno solo scrivere e decifrare una lettera, leggere un cartello all’angolo di una strada, sommare e moltiplicare. Sono francesi e devono conoscere la Francia, la sua geografia e la sua storia: il suo corpo e la sua anima. Saranno cittadini e dovranno sapere cos’è una democrazia libera, quali diritti conferiscono loro, quali doveri impone loro la sovranità della nazione. Alla fine saranno uomini, e dovranno avere un’idea dell’uomo, dovranno sapere qual è la radice di tutte le nostre miserie: l’egoismo in molteplici forme; qual è il principio della nostra grandezza: l’orgoglio unito alla tenerezza.

Devono essere in grado di raffigurarsi a grandi linee la specie umana che doma a poco a poco le brutalità della natura e le brutalità dell’istinto, e che districano gli elementi principali di questa straordinaria opera che si chiama civiltà. . Dobbiamo mostrare loro la grandezza del pensiero; dobbiamo insegnare loro il rispetto e l’adorazione dell’anima risvegliando in loro il sentimento dell’infinito che è la nostra gioia, e anche la nostra forza, perché è attraverso di essa che trionferemo sul male, sull’oscurità e sulla morte. Che cosa! Tutto questo ai bambini! –

 Sì, tutto questo, se non vuoi fare solo macchine per l’ortografia. So quali sono le difficoltà del compito. Tieni i tuoi scolari per qualche anno e non sempre sono diligenti, soprattutto in compagnia. Dimenticano il poco che hanno imparato, dall’estate all’inverno. Spesso hanno, al termine della scuola, profonde ricadute di ignoranza e pigrizia mentale, e mi farebbero pena quelli di voi che hanno grandi ambizioni per l’educazione dei figli del popolo, se questa grande ambizione non richiedesse grande coraggio. […]

Sapendo leggere bene, lo scolaro, che è molto curioso, si farebbe molto rapidamente, con sette o otto libri scelti, un’idea, molto generale, è vero, ma molto alta sulla storia della specie umana, sulla struttura del mondo, della storia della terra nel mondo, del ruolo della Francia nell’umanità. Il maestro deve intervenire per aiutare questo primo lavoro della mente; non deve dire molto, non deve fare lunghe lezioni; è sufficiente che tutti i dettagli che fornisce loro si aggiungano chiaramente a un quadro generale.

Da quello che sappiamo dall’uomo primitivo all’uomo oggi, che trasformazione prodigiosa! e com’è facile per l’insegnante, in poche righe, far sentire al bambino l’incredibile fatica del pensiero umano! […] Quindi dico agli insegnanti, per riassumere quanto da me detto: quando da un lato avete insegnato ai bambini a leggere a fondo, e quando, dall’altro lato, in pochi discorsi familiari e seri, avete parlato loro di le grandi cose che interessano il pensiero e la coscienza umana, avrete fatto senza difficoltà in pochi anni l’opera completa di educatori. In ogni intelligenza ci sarà un picco, e in quel giorno molte cose cambieranno. “

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